home

bannerink.gif (5186 byte)

box

barblu

man.gif (11634 bytes)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

man.gif (11634 bytes)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

man.gif (11634 bytes)

Lunga carrellata di segnalazioni in libero cut-up da quanto già pubblicato su Vida e Rockerilla. Complice del tutto un poco immaginifico crash in questo computer, che ha portato ritardi e non poche compilazioni nell’elaborazione di quanto scritto in questo spazio. INK ritorna sui nuovi territori di Dune e promette maggiore puntualità in fututo. E’ tempo di musica. (G.C.) triphases.gif (3073 bytes) ¤ Noise Box è una delle più giovani formazioni americane industrial accaparrate dalla Cleopatra. Danno seguito all'interessante debut "Monkey Ass." con "The Bigginning", albo preannunciato sulla lunga distanza da significative collaborazioni alle compilate "Wired Injection", "Enchantments" ed "Industrial Revolution". Piace il piglio deciso ed aggressivo, industrial appunto direbbero gli stessi. Ma le meccaniche ed i rumori, se fini a se stessi, poco contribuiscono ad arricchire una proposta che non può di certo dirsi originale. Qualche brano assolutamente valido, altri poco interessanti in un albo in cui i Noise Box avrebbero potuto fare di meglio. Se svincolati dal genere di turno. ¤ Non male invece la nuova proposta dei Kill Switch...Klick, il cui recente "Degenerate" (Cleopatra) calibra il tiro e colpisce. Scelgono di intromettersi nei territori più disparati della wave di ogni dove; riscoprono antichi favori ebm; rivisitano i primordi industrial di Gen Orridge; si dilettano con le sperimentazioni della cold di altri tempi. E pensare che tutti i pezzi sembrano partire da radici comuni per poi degenerare senza limiti, senza mete. Da esplorare con cura: albo molto interessante. ¤ Dall'Inghilterra, dalle cantine della Middle Earth/Jungle giunge la compilation "Darque Fonque", terzo appuntamento nella serie "Dubnology". Coinvolti nel progetto i nomi di Death In Vegas ("Rekkit" in un piacevolissimo Full Mix), Spleen ("Death Was My Head" già edita), Futurecore (nella exclusive "Darque Fonque Part 1"). Monkey Mafia e Silver Bullet si dividono la cadenzata "Ward 10", brano obliquo di raro fascino che oserà deliziare molti adepti. Procuratevi "Darque Fonque": valida alternativa al contenitore elettronico inglese di tendenza. ¤ Altro interessante disco assemblato proviene dalla Blue Planet e porta il titolo di "Avantgardism 2". Doppio albo affidato alla playlist personale di Phil Earle della Law & Auder, che in questa occasione seleziona Black Dog, Witchman, Muslimgauze, Freeform, T-Power, Plug, per citare gli illustri conosciuti. "Avantgardism" non è superflua ne scontata nelle scelte, anche se il proposito di coinvolgere in uno stesso progetto soluzioni musicali così diverse e distanti rischia il disordine, l'entropia, la confusione. Una lunga esplorazione contemporanea che gioca sulle diversità, su intenti e scelte diverse, che rischia di voler assolutamente sembrare completa e definitiva. Davvero importa? ¤ C'è spazio in questa sede per le tre recenti uscite dell'americana Projekt, l'etichetta gestita da Sam Rosenthal dei Black Tape For The Blue Girl. Gli Arcanta di "The Eternal Return" suonano musiche suggestive e cantano di sofferenza e dolore nella vita di ogni essere umano su questa terra. Evocano miti dark di altri tempi e sembrano troppo poco attuali. Piacciano o non piacciano i suoni qui proposti, è una questione di gusti. Ma spesso scegliere di muoversi in territori impegnativi significa aver voglia di non comunicare, di veicolare un messaggio alla propria anima, di sfogarsi dunque al costo di non coinvolgere chi questo sfogo ascolta, chi prova a seguire anche con attenzione le parole, le urla, le melodie incantate di un eclettico oratore com'è Arcanta. "The Eternal Return" propone soluzioni musicalmente interessanti proprio perché retrò, ma puzza di egocentrismo artistico e pecca in capacità empatica all'inverosimile. ¤ Giunge alla terza tappa Soul Whirling Somewhere, con il maxiCd "Pyewackit". Michael, titolare del progetto, tenta in questa occasione di sottolineare l'evoluzione nella sua singolarissima proposta musicale. Tocca terre lontane dal debut "Eating The Sea" del '93, così come dal seguito "Everyone Will Eventually Leave You". Oggi si concede la divagazione elettronica, vissuta comunque in maniera intensa, romantica, decadente. Ho l'impressione che ci sia spazio per un musicista come Soul Whirling Somewhere: l'approccio ai suoni contemporanei vissuto in maniera personale, la voglia di comunicare un gelido punto di vista su ciò che oggi musicalmente accade in giro, merita giusta attenzione. "Pyewackit" è un altro bel paragrafo sonoro nelle sperimentazioni artistiche di fine secolo. ¤ Fuori anche il nuovo lavoro dei Thanatos, gruppo base alla Projekt che raccoglie la collaborazione tra William Tucker ed il creativo Padraic Ogl. In "Blisters" ci sono anche le intrusioni di Sam Rosenthal, che firma i brani "Neighbor Of The Beast" e "Rot". Albo di altri tempi, assemblato in modo minuzioso quasi a voler esaltare una matrice storica generazionale di cui i Thanatos sono mirabili testimoni. E' una soluzione di continuità con la wave dei tardi anni Ottanta che impone coordinate melodiche di rara bellezza. Gli inquietanti fraseggi chitarristici richiamano alla memoria quanto musicalmente accadeva in quegli anni. Ballate sinistre che inducono alla meditazione, seducenti, semplici ed inconsuete. I Thanatos risvegliano le ragioni rock che un tempo si esprimevano con i pedali boss più che con i campionatori, con le ballate romantiche più che con i bpm. Modernariato da collezionisti: quasi un "everwave". ¤ Ancora America, meglio Chicago, città della post-music e delle sperimentazioni attuali più contorte e significative. Casa Invisible edita i Phylr di "Contra La Puerta". John Filer Coleman, ex Cop Shoot Cop, è titolare di questo nuovo progetto che, senza esitazione alcuna, definirei fantasioso. Bizzarra è la miscela di suoni proposti, bizzarra è la miscela di brani proposti. I Phylr, nel loro modo di suonare industrial interpretano le lezioni dei compianti Skinny Puppy e delle trasgressioni tedesche di casa Zoth Ommog. Ma riescono bene a districarsi nei labirinti della dance evoluta, lavorando anche su assestati ritmi jungle, cimentandosi anche in preziosi oggetti futuristici di derivazione ambient. Nulla è lasciato al caso: questi mirabili architetti del suono si dilatano, si restringono per poi dilatarsi ancora, puntando su estro e creatività non convenzionale. Ascoltate "Distance" e "Terminal" per credere. Ottima performance: J.F.Coleman riesce ancora a correre a testa alta nei tracciati già battuti, riesce ancora a trasgredire. ¤ Medesima sorte per i Lab Report di "Excision", arguti ed intelligenti manipolatori in casa Invisible. Rumoristi minimali ammalati di perfezionismo, i Lab destrutturalizzano ogni singola nota, ogni singola composizione. Giocano sintetizzando suoni e rumori, eliminano inutili sottolineature e scrivono la loro passione artistica sui muri crudi di una città industriale e metropolitana. Questo luogo si chiama "Excision" e non ha confini, non ha frontiere. Risuona l'ambient di scuola classica in queste melodie affidate al silenzio. Grande momento strumentale post. ¤ Ancora Die Form? A giudicare dal nuovo episodio "Duality" edito dalla Trinity Records, Elaine e Philippe hanno ancora molto da dire. La formula collaudata oltre dieci anni fa dal gruppo resta intatta: sesso e sensualità, perversione e decadenza. Oggi è tempo di nuovi entusiasmi. Rispolvero volentieri vecchie memorie ascoltando "Leda's Secret", "Transmission", "The Missing Beauty"; ne approfitto per sfogliare il solito incantevole booklet fotografico che i Die Form hanno in questa occasione affidato alle mani di Ph. Fichot; avverto ancora gli stessi profumi classici di un tempo, lo stesso fascino ammaliante di Elaine, lo stesso romanticismo in bianco e nero di oltre tre lustri fa. "Duality" è una conferma per gli incantati Die Form. Ne paleremo ancora. ¤ Chi ha dimestichezza nella scelte del pop rock, poco brit d'occasione, ricorderà la luce della meteora Labradford. Mark Nelson, cantante e chitarrista del gruppo, trova spazio per le sue escursioni personali nel progetto Pan-American ed esordisce nell'albo omonimo raccogliendo spunti da una vasta produzione di tape dimostrative che negli anni lo ha reso protagonista di una scena underground in grande fermento. La possibilità di affidare la propria espressività ad una registrazione similmente casalinga garantisce un approccio più personale e meno controllato, stereotipato, vincolato dell'artista nei confronti della propria musica. Mark esterna la medesima attitudine in questo disco, recependo e raccontando ciò che accade fuori, nei territori del dub e delle musiche ritmiche, nelle isole ambient acustiche di scuola americana. Eclettici e minimali alcuni episodi, più facili e coinvolgenti altri beats: l'intento di Pan-American è assolutamente chiaro. Come fosse un arguto manipolatore a caccia di spunti che provengano da ogni dove, Mark si cimenta in una performance direi multietnica, e lascia spazio alla fantasia elettronica per aggraziare la sinergia tra questi suoni, tra queste strane e diverse melodie. Questa musica, questi suoni spontanei ed intuitivi, figli bastardi di molte madri, di molte generazioni, si lasciano ascoltare con grande piacere acustico. Mark Nelson è un musicista chiaro nei suoi intenti e sicuro nei suoi movimenti. ¤ Nuova occasione musicale per i Pelt, ad un anno di distanza dall'enigmatico "Max Meadows". "Techeod" è la colonna sonora di un viaggio mentale difficile e contorto. L'albo è interamente impostato sui suoni di vari strumenti tradizionali asiatici e sul lo-fi di vari strumenti tradizionali rock. I Pelt in estasi quasi sciamanica profetizzano la distruzione delle formule canoniche della musica e si lasciano loro stessi coinvolgere e catturare dall'atipicità di questi luoghi lontani, diversi, distanti. Tre momenti musicali forse anche prolissi nella loro interminabile durata compongono questo strano albo: con poca discrezione i tre Pelt, in evidente stato di alterazione psichica, raccontano una avventura mentale notturna e claustrofobica. Sfruttano le armonie minimali della reiterazione giocando con fascinose macchine musicali di altri universi; raccolgono anche spunti dalla tipica strumentazione rock per azzardare filtri e pennate monocorde in perfetto stile post; cedono poi palesemente all'improvvisazione. E condiscono questo audace melodramma con arrangiamenti irregolari, coraggiosi, intellettuali. E' il ritratto di un albo difficile e meditativo. Ma in "Techeod" i Pelt rischiano di abusare della propria libertà espressiva e compositiva. Troppo eclettici, troppo ambiziosi, impervi, obliqui. "Techeod" è sofisticato, è cerebrale, e rischia di passare inosservato. Molta ispirazione, scarsa inventiva, scarsa originalità. ¤ Ristampa del secondo albo degli Stars Of The Lid il disco in questione, pubblicato nel '96 in edizione limitata per la Sedimental Records. Cambio di etichetta: ripescaggio dell'attivissima Kranky, label quest'ultima che certamente non sarà sfuggita agli amanti del rock rarefatto, del new ambient, del post rock (?) che dir si voglia. Brian McBride ed Adam Wiltzie compongono non-musiche potenzialmente interessanti: non c'è carica armonica ne stralunate melodie; piuttosto c'è il desiderio di spingere oltre misura i filtri, i riverberi, le dissonanze che di una singola nota svelano mille possibili sfaccettature. Scardinati dunque gli stilemi musicali di ogni epoca, emerge l'essenzialità e paradossalmente la naturalezza, i profumi che incantano, i colori che accecano, i suoni trasportati in una dimensione minimale e quasi onirica, i suoni del silenzio. Cinque lunghe suite isolate dal mondo e dai "contorni", intensi momenti fortemente comunicativi che non necessitano di verbalità o note in un pentagramma. Stars Of The Lid raccontano così questo lungo viaggio psichedelico: emozioni ed atmosfere da saper recepire. Una riflessione musicale diversa, un tributo al silenzio, un momento intenso e particolare. ¤ I Khao di "Crazy Diseased And Army" (K7!) hanno inciso un interessante esperimento sonoro realizzato in uno studio belga nel 1996. La band, occasionale, raccoglie i contributi di Jon Caffery (producer per Einsturzende Neuerbauten, Can, Kraftwerk), Mark Rutherford (insieme a Goldie nel progetto Rufige Kru ed a Vivienne Westwood per alcune sfilate di moda in Giappone), e James Whelan (founder degli Sugardog fin dal lontano 1985). Altri mestieri dunque, e la voglia comune di incontrare la voce della cantante sudafricana Mandisa Dumezweni in una straordinaria jam piena di drum’n’bass, beats e stravaganze ambient. Piacevole l’ascolto di questo albo, piacevole perché viaggia senza compromessi tra ritmi palesemente trafugati alle tribù africane e manipolazioni contemporanee di gusto. ¤ Si spaccia per "genio delle diversità" Boqus, autore di un recente debut omonimo su Stereo Deluxe. A parte le presunzioni di turno, gli standard qualitativi di questo nuovo prodotto sono molto alti. Musiche metropolitane poco da strada. Un’intera sezione fiati al cospetto dei campionatori richiama in mente le trasgressioni lounge e le divagazioni che queste nuove etichette si concedono verso mezzi e suoni che appartengono a tradizioni diverse, a culture diverse. Ma le musiche di Boqus riescono anche in easy-listening. Boqus lavora con energia positiva, accoglie mille influenze, riflette sulle innovazioni e sui ritmi contemporanei. Genio? Meglio acuto osservatore e buon comunicatore di istinti, emozioni, riflessioni. ¤ Buona nuova proposta in catalogo Stereo Deluxe: sono gli Czech, performers tedeschi dell’ultima ora, noti per aver aperto gli ultimi live-acts di Tricky, Faithless e Snaker Pimps. Tre nomi che citerei anche come influenze, per descrivere quella miscela di ritmi urbani e di filtri elettronici che caratterizza la scelta sonora del gruppo. Ho l’impressione che Czech tenda anche al pop di confine, in alternativa alla valanga sweet della patria Inghilterra che di questi suoni ha fatto la propria ragione di vita. "Nobody", "Your Eyes", "Hobby" sono gli episodi più riusciti, prima di una mirabolante chiusura affidata alla lunga e preziosa "My Funny Valentine". Gradevoli e deliziosi. ¤ I Trafalgar di "3 Faced Doll" incidono uno dei prodotti più interessanti che mi sia capitato di raccattare in giro negli ultimi mesi. Da sfogo alle loro oscure ed ammalianti follie sempre la Stereo Deluxe, giovane ed attenta label tedesca. E’ una interessante parentesi musicale quella che i Trafalgar propongono: memori della lezione wave di Lush e Cocteau Twins, riescono a perdersi nei nuovi labirinti elettronici inseguendo ritmi quasi jungle e non perdendo mai di vista l’attitudine pop tipicamente british, che di una canzone evidenzia l’orecchiabilità, i ritornelli, la melodia sbarazzina. Cosa aggiungere: ascolto e riascolto questo albo per provare a scovare cosa si nasconde dietro gli angoli più bui di questa intrigante collezione di suoni. Sento bassi distorti, groove e filtri, ossessive pennate di chitarra che mi rammentano i Pixies meno tirati, e mi lascio affascinare dalla inquietante narrazione di una stupenda voce femminile. Trafalgar è un nome su cui puntare, che difficilmente finirà a raccattare polvere negli scaffali e nei music box più radicali. Una promessa per il futuro. ¤ Buona prova anche per i Laidback di "International" (Stereo Deluxe), band che ruota sul circuito del Bolshi, osannato dalle riviste di settore inglese. Responsabile del progetto è Jason Cohen, ventiduenne dei sobborghi del nord ovest di Londra, innamorato dell’hip hop e dei dance floor. "International" è un ottimo trampolino di lancio, perché il giovane ambizioso Laidback pare aver appreso le lezioni e le tendenze londinesi. Asso dell’originalità nella sua manica è la scelta di proporsi mantenendo l’attitudine da crew. Ma la sua performance riesce bene nei termini della club-music, riesce a coinvolgere per un accorto uso di timbri e ritmi che fanno bella mostra di sé nelle divagazioni da dance floor. Scelta idonea, opportuna, e degna di attenzione. Chiusura affidata a due proposte italiane degne di menzione. ¤ Yellowcake, al secolo Spartaco Cortesi, compone il suo secondo albo suscitando per la seconda volta l'interesse della nota etichetta belga KK che firma la licenza del prodotto (nella sub Radical Ambient) insieme ai tipi della Wide Records di Pisa. "Hard Trax" è dunque prova matura e sintesi di un percorso artistico iniziato anni fa nelle file dei Glomming Geek, che ha già toccato l'interessante debutto nell'albo "Inner State Stations", che ha conosciuto l'interessante collaborazione con il videomaker Federico Bucalossi nel corto "Mutant-Relax". Oggi c'è inquietudine romantica e decadente nelle visioni di Yellowcake; c'è culto ed interesse per le manipolazioni elettroniche; c'è il senso di smarrimento nei dintorni, nelle periferie di un epoca sempre meno umana, sempre più meccanica. Stimoli e suggestioni di epoca contemporanea che appartengono alle riflessioni artistiche di questo secolo, ai conflitti generazionali, all'era delle mutazioni genetiche, dei cloni, dei cyborg. Il breve cut-up iniziale di "Intermission", manipolazione di un intervento alla conferenza su Hakim Bey tenuta a Firenze nel Giugno dello scorso anno, spalanca le porte di una "zona temporaneamente autonoma" dove ancora c'è spazio per le immagini e per l'immaginazione, per lo sfogo e le urla, per le percezioni umane, le sensazioni, la musica, i ritmi, la creatività. "Driftless", "Spinal Tunnel", sono momenti dinamici; "Devil's Got My Soul", "One Love" sono situazioni più pacate e rarefatte: sbalzi d'umore, angoli smussati e melodie oblique tra il drum'n'bass, il trip hop, il kraut delle origini fanno il resto. Yellowcake presta giusta attenzione alla struttura di ogni singolo brano, ma si esprime, compone, improvvisa senza compromessi, senza vincoli. "Hard Trax" è un quadro che gioca la sua luce sui forti contrasti di colore; è prova suggestiva e straordinaria; è prova di un musicista maturo che ama raccontare le sue visioni, che coinvolge, che merita complicità ed attenzione. ¤ Nella loro essenza i Dubital sono solo perdutamente innamorati dei suoni di Lee Perry e di Mad Professor. Non è un difetto, sia chiaro: dalle note della loro prima prova in full emerge un amore viscerale verso tutto ciò che è dub, i suoni, l'arte, l'attitudine e le caratterizzazioni di un genere musicale dalle potenzalità sconfinate, oggi in voga in centinaia di club sparsi ovunque. La musica viaggia con le tipiche cadenze scanzonate, con i ritmi estesi all'infinito ed accompagnati dalle percussioni più varie, più strane, più lontane. "Lite " poi lascia spazio a tre splendide rivisitazioni affidate alle mani di Mad Professor, ed ai contributi artistici dei Minox, più vivi che mai, in alcuni piccoli preziosi gioielli di elettronica contemporanea. Come a dire che i Dubital riescono bene in termini di versatilità, talvolta liberi, talvolta creativi, talvolta decisi in uno spiccato senso estetico, costruito scegliendo la ricerca, l'improvvisazione, l'elaborazione di qualcosa che risulti davvero originale. I Dubital comunicano, in uno strano linguaggio dub condito da molti riflessi assolutamente tecnologici, la voglia di emergere in un panorama nazionale statico, in termini di tendenze e significati culturali forti. "Lite" invece possiede la statura di un piccolo classico: un viaggio musicale tra le immagini distorte del roots, del reggae, del dub, dell'elettronica meno energica e marziale. Fascino da vendere e da non mettere in discussione. ¤ To the next one… ¤

barblu

 

 

barblu

INK REVIEW BOXup

 

VV.AA. "Awake The Machines"review Blind Passengers "The Trash Inside My Brain"review Clan Of Xymox "Hidden Faces"review Delerium Box (Psychomuzak ¤ Vex ¤ Porcupine Tree ¤ Tangle Edge ¤ Omnia Opera ¤ Praice Space Electric ¤ Nukli ¤ Jeff Tarlton ¤ The Steppes)review Dion Fortune Box (Aimless ¤ Float ¤ Theatre Of Loneliness ¤ The Garden Of Delight ¤ Sampler V.5)review Dream Of Sanity "Komodia"review VV.AA. "Drug Test 3"review VV.AA. "Freestyle Files 3"review Hanzel Und Gretyl "Transmission From Uranus"review Neil Landstrumm "Bedrooms And Cities"review Marzipan & Mustard "Plastic Trips"review Plastic Noise Experience "Rauschen"review Psychopomps "Fiction Non Fiction"review Scorn "Whine"review Sheep on Drugs "Never Mind The Methadone"review Smith & Mighty "Dj Kicks"review Solex "Solex Vs The Hitmeister"review Spahn Ranch "Architecture"review Techno Animal "Techno Animal Vs Reality"review Wire "Coatings" review